La genesi e la preistoria della pubblicità:
il Tessitore Hapù

Il mestiere più antico del mondo non è quello che comunemente si crede. Basta rileggere i primi capitoli della Genesi. Il più antico mestiere del mondo lo ha inventato Satana, mascherato con le sembianze di un serpente.
Il racconto lo conosciamo tutti, ma non l’abbiamo mai riletto con gli occhi di un pubblicitario.

Infatti il diavolo, per vendicarsi di Dio, ha ideato un piano strategico con l’obiettivo di convincere una coppia umana ad assaggiare un frutto che Dio aveva vietato.

Per fare questo, ha selezionato il “target group” e ha elaborato una “copy strategy” in cui è definita una promessa esaltante: “se mangerai il frutto dell’albero vietato, diventerai come Dio”.

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Questo è stato sufficiente a convincere prima Eva e poi Adamo a mangiare il frutto proibito.
In sostanza Eva si comporta come qualsiasi consumatrice dei nostri tempi.

In realtà, la prima ver forma di pubblicità che sia giunta fino a noi, è un papiro egizio della fine del II millennio a.C., in cui il tessitore Hapù invita tutti i cittadini di Tebe a rintracciare uno schiavo fuggito.
Fino a qui nulla di strano, ma Hapù aggiunge una frase: “Il negozio del tessitore Hapù, dove si tessono le più belle tele di tutta Tebe, secondo il gusto di ciascuno”.

tessitore Hapù

Ecco che siamo davanti alla più semplice, ma anche esplicita, idea di pubblicità commerciale. Hapù, insomma, ha utilizzato l’affissione di questo papiro per la ricerca dello schiavo come “scusa” tramite la quale fare pubblicità al proprio negozio di Tele.

Quello del tessitore Hapù non è che un frammento di una produzione che, con ogni probabilità, fu ricca e vivace.


Fonte: Marco Vecchia.
Hapù. Manuale di tecnica della comunicazione pubblicitaria. © 2003 Lupetti – Editori di Comunicazione
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